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Virtù Eroiche

ESERCIZIO EROICO DELLE VIRTÙ
“...Don Giacinto Bianchi è uno di quei Servi di Dio, la cui vita si svolse costantemente sul binario della innocenza. Ed è in questa cornice che deve essere valutato tutto ciò che verrà esposto intorno alle sue virtù.
Il can. G. B. Revelli, suo primo biografo, che si era proposto di scrivere la vita del suo amico Don Giacinto (...), afferma al termine della sua opera:
“Cosi scompare dalla scena del mondo l’umile e povero prete, che seppe operare tanto per la gloria di Dio, per il bene delle anime, a conforto degli afflitti, dei poveri, degli sventurati. Le sue armi, onde potè vincere tante battaglie nell’ordine spirituale, furono: una gran fede, la fervida e costante preghiera, l’umiltà ed uno spirito di sacrificio assai raro ai nostri giorni” (Summ.,A – Biografia, p.291).

FEDE
Dall’insieme delle fonti e delle testimonianze risulta che la vita del Servo di Dio, fu basata sulla fede, animata e sostenuta da questa virtù tanto da dire che egli, come i giusti dell’antico Israele, vivesse di fede.
Ecco a proposito alcune testimonianze.
“La sua fede era profonda, ferma, pia e operosa, tanto che per essa superava ogni difficoltà. Parole, atteggiamenti, decisioni erano in lui sempre ispirate dalla fede; faceva sentire che il suo pensiero era sempre fisso in Dio”(Summ.,p.397, ad 33).
Don Eligio Mazzola, il quale conobbe il Bianchi da vicino, ebbe a esprimersi cosi:

“Ebbi la sicura impressione che egli vivesse di fede. Rimanevo edificato della celebrazione, leggeva posatamente ed eseguiva bene le cerimonie. Ho notato che si teneva lungamente in chiesa dopo la S. Messa, come pure ho notato che protraeva le sue visite al SS.mo”Ibid., p.509, ad 33).

SPERANZA
La virtù della speranza, strettamente unita alla fede, fu praticata dal S. di Dio, soprattutto come totale distacco dalle realtà terrene e come abbandono fiducioso nelle mani di Dio. Difatti, nella sua lunga relazione scritta, così ebbe ad esprimersi sr. Maria Solimani:

“Fidato egli nella divina provvidenza si era distaccato perfettissimamente dal mondo e da tutte le persone e cose create. Osservante della perfetta povertà era come un povero senza casa e senza tetto. La sua ricchezza era Gesù Cristo. Distaccato dai parenti e quasi fosse solo sulla terra, egli a tutto e a tutti aveva rinunciato per amore del suo Dio” Iibid., p. 360).
La straordinaria carica di speranza di ricongiungersi a Dio l’animò a sopportare con eroica rassegnazione la sua lunga e penosissima infermità che lo rese un martire su quel letto di dolori...il suo corpo gli si era ridotto tutto una piaga e di sano non conservava altro che la sola mano destra per poterla muovere a stringere il suo Crocifisso, portarlo alla bocca e sul suo cuore... Dai suoi occhi uscivano spesso lacrime, il suo volto indicava l’eroico soffrire, ma dalla sua bocca non si udiva altro che balbettare qualche parola di preghiera...” (Ibid., p. 349).
Fede e speranza furono dunque le virtù che brillarono nella vita di Don Bianchi, tanto più intessuta com’era della carità divina.

CARITÀ
Numerose testimonianze attestano che tutta la vita e l’operato del Servo di Dio furono sostenute dalla virtù della carita, esercitata in grado eroico. Ecco quanto ebbe a dichiarare Sr. Maria Solimani a tale riguardo:

“Io che passai vent’anni sotto la sua direzione, mi sento il dovere di esporre quanto so e posso delle sue virtù. Le sue lettere e le sue confidenze me lo fanno conoscere un uomo pieno di fede, di speranza e di carità; un uomo pieno dello Spirito di Dio, devotismo della Vergine SS., di S. Giuseppe, dei suoi Santi Protettori e delle Anime del Purgatorio. Mi rivelano l’amore suo grande al patire, la grande fiducia nella Divina Provvidenza, il distacco dal mondo, l’amore alla povertà, l’amore del prossimo, lo zelo per la gloria di Dio, per la salute delle anime e l’abbandono di se stesso...”(Summ., p. 345).

Anche l’altra faccia della carità verso Dio, quella verso il prossimo, fu “naturalmente” presente nella vita del nostro Servo di Dio. Basti pensare alle iniziative prese dal Bianchi a Scandolara con la Casa di Lavoro, a Genova con il progettato Ospizio degli uomini celebri, a Pigna con il restauro della chiesa parrocchiale, la costruzione della grotta di Lourdes, l’erezione della Pia Unione Mariana e soprattutto la fondazione della Congregazione Figlie di Maria Missionarie, che rivela la sua passione missionaria ed evangelizzatrice. In una parola, si può dire che il Servo di Dio ebbe sempre a cuore la salvezza delle anime, che è la carità nella sua massima espressione”.
Testo tratto:
"da HYACINTHI BIANCHI
RELATIO ET VOTA CONGRESSUS PECULIARIS SUPER VIRTUTIBUS
DIE 17 FEBRUARII AN. 2006 HABITI” , Primo voto pp. 9-12.

 
     
 
 
     
  Don Giacinto Bianchi

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